Scrive il giornalista britannico Oliver Burkeman in un suo articolo: “ci sono tanti modi di essere infelici ma c’è un solo modo di stare tranquilli, ed è smetterla di correre dietro alla felicità”.

Quando pensiamo al pensiero positivo, generalmente ragioniamo in termini ottimistici per cui il fatto di concentrarsi sulle cose positive, ci aiuti inevitabilmente a vivere stando più sereni. Oggi, infatti, si tende generalmente a dare grande enfasi a questo, ritendendo quasi il pensiero positivo come l’unico modo corretto e sano di vivere e conseguentemente migliorare la propria vita. Se da una parte, l’importanza del pensare positivamente è sicuramente vera, dall’altra, pensare in modo totalmente ottimistico, evitando qualsiasi possibile risvolto negativo, può, in alcuni casi, diventare un problema.

Questo accade perché un eccesso di positività, non bilanciata da eventuali stati d’animo negativi o da una certa dose di razionalità, porta la persona a riconoscere e validare come proprie, unicamente le emozioni ed i pensieri positivi  e a rifiutare o addirittura minimizzare ogni negatività e sofferenza non considerandole minimamente.

Come dimostrano numerose evidenze scientifiche, infatti, l’evitamento sistematico dei propri stati d’animo, pensieri, o emozioni non fa altro che aumentarne la presenza e la rilevanza dentro di noi.

Pensiamo a quante volte ci siamo sentiti dire “dai, non pensarci!” e puntualmente passavamo inspiegabilmente tutto il tempo a rimuginarci su ancora e ancora senza sosta.

Tutto questo avviene perché il nostro cervello seleziona automaticamente l’informazione o lo stimolo in questione, con l’obiettivo di evitarlo.
Facendo ciò, tuttavia, lo stimolo da evitare finisce col diventare ancora più presente alla nostra attenzione, con un “non devo pensarci non devo pensarci non devo pensarci” che prende il sopravvento facendoci aumentare il nostro carico d’ansia a riguardo.

Cosa succede, quindi, nel momento in cui proviamo a sforzarci di controllare le nostre emozioni ed i nostri pensieri? Paradossalmente accade che, proprio quello che a tutti i costi tentiamo di controllare,  finisce per essere ancora più presente dentro di noi. Quindi, imporsi di non provare più emozioni negative, rischia, nel tempo, di aumentare proprio quella tristezza e quella preoccupazione che tentiamo a tutti i costi di evitare.

Se da una parte un atteggiamento eccessivamente pessimistico non è utile e, dall’altra, come abbiamo visto, non lo è neppure una posizione solamente ottimistica. Allora qual è il metodo migliore per affrontare i problemi della vita?

Una possibile risposta ce la dà la psicologia positiva, una disciplina psicologica fondata da Martin Seligman, basata sulla capacità di rivalutare positivamente i propri vissuti che non va, però, confusa con il pensiero positivo, che invece è una visione sempre e comunque ottimistica di tutto ciò che ci circonda.

Esistono diverse le strategie terapeutiche che vengono proposte dalle teorie e ricerche della psicologia positiva, tra cui il costruire nuove speranze o l’investire sui punti di forza della persona come le abilità interpersonali, l’ottimismo, il coraggio, l’autenticità, il senso di responsabilità e via discorrendo, per ridare un nuovo significato alla propria storia personale. Questo perché bisogna considerare che le emozioni spiacevoli sono necessarie tanto quelle piacevoli, per crescere e imparare  fanno parte del nostro essere umani.

Puntare sulle esperienze positive permette di migliorare la qualità della nostra vita, ridurre lo stress e gestire le emozioni in tutti quei casi in cui è necessario affrontare situazioni spiacevoli o che generano disagio o sofferenza. Le emozioni, infatti, fanno parte del nostro mondo interno e guidano le nostre azioni, ci consentono di regolare il nostro comportamento: riconoscere ed accettare le emozioni, anziché evitarle o sopprimerle, è dunque la strategia migliore per orientarci nella vita.

La psicologia positiva applicata

La psicologia positiva offre nella sua applicazione, degli strumenti utili per la promozione del benessere. Ti illustro ora 4 esercizi adatti pressoché a chiunque e allo stesso tempo molto efficaci e interessanti per allenare la mente al “pensare in modo più consapevole”:

  1. Tieni un block notes sul comodino e ogni sera, prima di addormentarti, appuntati le tre pillole di felicità della giornata: scrivi ciò che di bello hai vissuto, sia questo un grande evento ma anche una banalità, d’altronde la felicità si trova nelle piccole cose.
  2. Meditazione della gentilezza amorevole: la meditazione della gentilezza amorevole è caratterizzata dalla ripetizione di alcune frasi e dal focus sulla compassione e sull’autocompassione. Si concentra sullo sviluppo di sentimenti di gentilezza, calore ed empatia verso sé stessi e gli altri.
  3. Crea la lista della felicità: Scrivi in sequenza tutto ciò che ti rende felice, ad esempio una passeggiata sulla spiaggia, la telefonata di un amico, l’abbraccio di un genitore. Questa lista diventerà preziosissima nei momenti di tristezza in cui ti capiterà di vedere tutto nero, ti ricorderà che ci sono molte cose che possono renderti felice e che puoi mettere subito in pratica!
  4. Sorridi: Il sorriso è lo strumento gratuito migliore, che è in grado di migliorare il nostro umore. Questo succede perché quando sorridiamo il nostro cervello lo interpreta come un segnale di gioia Se non riesci a sorridere a comando, prova a prendere una matita e morderla tenendola tra i denti per un po’in modo da forzare il movimento del sorriso: basta quello, fatelo più volte al giorno e vi farete del bene.

E poi, ricordati, accade sempre qualcosa di positivo anche nelle giornate più nere, anche una piccola cosa, se le diamo la giusta importanza, può davvero cambiare la prospettiva dalla quale guardiamo le cose.

Dott.ssa Valentina Troiano


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